Sarahah, ennesimo fenomeno temporaneo o opportunità di marketing?

Il web parla solo di Sarahah, l’app che sta spopolando sugli store di Apple e Google. Sarahah fa veramente poco, ma a volte è proprio quello che attrae e oggi ci domandiamo se è possibile farne un uso proficuo. Ragioniamoci insieme.

 

I

l web intero parla di un’applicazione in particolare. Si chiama Sarahah e solo la pronuncia rappresenta un ostacolo, ma nessuno sembra preoccuparsene. Tutti la installano e tutti la consigliano. Il nome deriva dall’arabo, come arabo è lo sviluppatore, un tal ZainAlabdin Tawfiq che apparentemente è alla sua prima app e già sembra aver fatto centro. L’app in pratica fa pochissimo, permette di cercare delle persone e di inviargli un messaggio. Qualcosa di già sentito? Forse, se non fosse per una particolarità: i messaggi sono completamente anonimi. Ma allora che gusto c’è?

Facciamo un po’ di ordine. Sarahah è un’app per iOS e Android. Si scarica, si crea l’account e da quel momento in poi si è in grado di inviare e ricevere messaggi anonimi. C’è un box per inserire un testo e un tasto invia. Fine. C’è in più una particolarità, l’app infatti permette di creare un indirizzo univoco da usare direttamene nel browser. Il mio utente per esempio è raggiungibile dall’indirizzo francoaquini.sarahah.com e permette di inviarmi messaggi senza avere né l’applicazione installata, né un account. In effetti qualcosa di simile lo faceva già Telegram, ma qui è ancora più semplice e non richiede nulla, se non un browser web.

 

C’è un box per inserire un testo e un tasto invia. Fine. C’è in più una particolarità, l’app infatti permette di creare un indirizzo univoco da usare direttamene nel browser.

 

Sarahah quindi è un fenomeno passeggero o può essere sfruttata positivamente con finalità di marketing e/o business? Il mantra vuole che là dove ci sono utenti, ci sono opportunità e il fatto di poter ricevere messaggi anonimi, al di là del solito problema di cyber-bullismo che certamente (putroppo) emergerà a breve, può esser visto come un’opportunità importante per migliorare la customer care.

Il messaggio che potrebbe trasmettere un’iniziativa che coinvolga Sarahah potrebbe suonare così “Dacci la tua opinione anonima, qualsiasi essa sia, ti risponderemo con i fatti”. Il che rafforzerebbe talmente tanto l’identità e l’immagine del brand da rappresentare un’occasione ghiotta. In una mossa sola apro un canale davvero privato a tutti i miei clienti, gli permetto di scrivermi qualsiasi cosa e la veridicità delle mie risposte non starà nelle parole e nelle frasi fatte di un servizio clienti qualunque, ma in quello che farò per dare una risposta ai miei consumatori. A quel punto basterebbe pubblicare un comunicato dove andrebbero citati il numero di messaggi che lamentavano o richiedevano qualcosa e cosa è stato fatto per dare una risposta veramente concreta. Potente no?

Questo, al di là di Sarahah che sarà probabilmente un fenomeno temporaneo di cui tra qualche mese non ci ricorderemo più, può e deve far riflettere sulla potenza di un canale di comunicazione unilaterale e veramente anonimo. Un canale a cui non si può rispondere con delle promesse, ma a cui si può rispondere solo con fatti concreti. In un tempo in cui gli utenti hanno davvero il coltello dalla parte del manico, quanto sarebbe potente poter dare una così forte dimostrazione di sicurezza e di onestà?